12. dicembre 2019 - 19:00 fino 20:30
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Prenota una sessione fotografica gratuita alla mostra "Was fürchten Sie denn jetzt noch?" | Viale Giuseppe Mazzini, 39 | giovedì, 12. dicembre 2019

Prenota la tua sessione fotografica per far parte dei ritratti dell'esposizione-perfomance "Was fürchten Sie denn jetzt noch?" al Teatro Comunale Città di Vicenza. 
Per la prima volta il foyer del Teatro comunale ospita una mostra di arte contemporanea: Was fürchten Sie denn jetzt noch?

 Si inaugura il 7 dicembre negli spazi del foyer del Teatro Comunale Città di Vicenza la mostra d’arte contemporanea dal titolo Was fürchten Sie denn jetzt noch? degli artisti Annarosa Romano e Paolo Monterisi.
È la prima volta che il Teatro Comunale apre i propri spazi per ospitare una mostra d’arte contemporanea. L’esibizione, curata da Chiara Visentin, rimarrà aperta fino a venerdì 31 gennaio 2020.
Romano e Monterisi, artisti concettuali che si dividono tra Milano e Treviso, hanno realizzato un percorso artistico per la mostra Was fürchten Sie denn jetzt noch? (Di cosa hai ancora paura adesso?) che raccoglie insieme la fotografia seriale - statica e incisiva -, l’uso del testo letterario e poetico, l’ossessione alienante della ripresa filmica, la diafana tradizionalità della scultura e la grottesca ironia e senso ludico della plasticità fisica di un’enorme marionnette en tissu (Anatole) in una scrittura fortemente intellettuale, veicolando messaggi chiarificatori e nel contempo destabilizzanti. Tutto questo per dimostrare che l’immagine non può più considerarsi nella sua egemonia, nella sua autonomia. Il testo scritto, che invade molte parti del campo dell’opera esposta, diventa infatti metafora e necessità per un’immagine che non riuscirebbe da sola ad ottenere la forza voluta. Un’opposizione testo-immagine che diventa forte seduzione.
Una trentina di fotografie in maxi formato dominano lo spazio dell’atrio del Teatro: sono soggetti con una silenziosa fissità che parla. Si racconta. Sui ritratti frasi iconiche compaiono come un taglio lacerante e rassicurante insieme: fanno diventare lo scatto ogni volta una rielaborazione, ne determinano l’unicità, gli cambiano radicalmente il significato. Il titolo della mostra riprende la frase che la protagonista dell’opera drammatica Lulu pronuncia dopo aver convinto il dottor Schön, giornalista e suo primo seduttore, a sposarlo. L’autore dell’opera (1935), tra testo e musica, Alban Berg (1885-1935) di cui il Wozzeck è forse la più nota delle sue composizioni,  ci metterà ben 7 anni a scriverla e non riuscirà nemmeno a completarla, tanto era profondamente complessa:  persino Arnold Schönberg si rifiuterà di completare il terzo atto, adducendo che era una impresa troppo audace per lui.